IL LINGUAGGIO EVOLVE, LA SOCIETÀ NO!

Sappiamo che la lingua italiana è in continua evoluzione e che il nostro vocabolario si arricchisce di anno in anno di nuove parole.

Sappiamo anche che l’Italia è un paese di vecchi.

Basta effettuare una veloce e facile ricerca su Internet per rendersi conto della portata di questo fenomeno demografico che da tempo ormai investe il nostro paese.

Ma che succede quando mettiamo insieme queste due informazioni?

Scopriamo che da qualche anno ormai si sente parlare del termine “ageismo”, che indica tutta una serie di stereotipi negativi e pregiudizi verso chi si avvicina sempre più all’età anziana e che caratterizza le società (così dette) moderne.

Alzi la mano chi non ha mai pensato o detto frasi come “l’invecchiamento è una brutta cosa”, “quando diventi vecchio ormai quel che è fatto è fatto”, “sono troppo vecchio per cambiare” e così via.

Si perché i primi a cedere all’ageismo siamo noi e le cose che crediamo, si sa, pia piano finiscono per diventare la realtà che viviamo ogni giorno.

L’ageismo è diventato una condizione mentale ed un atteggiamento molto più diffuso e dannoso di quanto si possa pensare!

Peccato che anche noi giorno dopo giorno ci avviciniamo a quell’età.

E a chi daremo la colpa? Di chi è la responsabilità della società che stiamo lasciando in eredità ai nostri figli e a noi stessi? E cosa possiamo fare oggi per i nostri cari già più anziani?

Valutare accuratamente e monitorare nel tempo lo stato di salute mentale e fisica, al fine di programmare interventi di prevenzione e promozione di stili di vita più salutari e funzionali, finalizzati alla migliore qualità di vita possibile, più a lungo!

Adesso fermati e rifletti. Da che parte scegli di stare? Da quella di chi si arrende alla de-evoluzione della società o da quella di chi decide di fare qualcosa di concreto?

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