NOI, I “PAZIENTI NASCOSTI”

Per i nostri cari siamo un sostegno indispensabile, spesso i medici contano su di noi e le istituzioni non potrebbero farne a meno.

Nonostante l’alto valore sociale di ciò che facciamo e l’ingente risparmio economico per la collettività, in Italia, a differenza che in altri Paesi europei, la nostra figura non è stata ancora riconosciuta giuridicamente.

Siamo noi, familiari o amici che, senza avere particolari conoscenze mediche o infermieristiche, si prendono cura di un paziente per tutta la durata della malattia, prestando assistenza in modo gratuito, continuativo e quantitativamente significativo a un congiunto non autosufficiente a causa di una grave disabilità.

Questo compito assorbe spesso tutta la nostra giornata, con un notevole dispendio di energie fisiche e mentali e un completo stravolgimento di tutti gli ambiti della vita (lavorativa, familiare e sociale).

Noi siamo i “pazienti nascosti”, perché chi assiste un malato soffre quanto il malato stesso e in pochi si chiedono di cosa abbiamo bisogno.

Abbiamo bisogno di sapere se stiamo facendo le cose nel modo corretto, di essere formati ed informati sulla malattia, di curare le nostre sofferenze fisiche e psicologiche, di sperimentare sicurezza, di avere competenza nel nostro ruolo così gravoso e necessario, e di molto altro!

E in un mondo in cui siamo ad oggi destinati a restare “pazienti nascosti”, dobbiamo rimboccarci le maniche: sarà nostra la alla responsabilità di compiere una scelta: attendere o agire!

Perché esiste una sola strategia vincente, ed è quella di essere preparati sulla malattia, sugli interventi realmente efficaci nel contrastarne la progressione e ricorrere ad un supporto per salvaguardare la propria salute.

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