CURE NON FARMACOLOGICHE NELLA DEMENZA: QUALE EFFICACIA?

Quando si parla di “cure” da erogare ai nostri cari affetti da demenza, si pensa spesso al trattamento farmacologico, ovvero all’utilizzo di farmaci, pensando che esso sia il modo migliore per contrastare la malattia; ciò appare del tutto comprensibile, in una società in cui la medicina ha fatto passi da gigante ed è sempre più alla portata di tutti.

Un bene o un male? Rispondere a questa domanda sarebbe arduo in questa sede ma, di certo, non possiamo negare la tendenza ormai di molti a ricercare in una “pastiglia” una sicura soluzione ad un problema. Parallelamente però appare aumentare sempre più l’interesse per la ricerca di “alternative”, infatti, sempre più spesso sentiamo parlare di terapie non farmacologiche per la cura di molte patologie.

Lo sapevi che… dati forniti da Censis (Centro Studi Investimenti Sociali)  e Aima (associazione Italiana Malattia di Alzheimer) svelano che il numero di malati che accedono a farmaci specifici per l’Alzheimer si è abbassato negli ultimi 10 anni?

Farmacologiche o non farmacologiche che siano le cure, quello di cui si parla poco è la loro efficacia.

Al contrario di quanto avviene per molte condizioni patologiche, quando parliamo di demenze e, in particolare, di Alzheimer, le evidenze scientifiche sull’efficacia delle terapie non farmacologiche sono molte ma spesso poco conosciute. Sono, infatti, tante le famiglie che assistono in casa un familiare affetto da demenza che possiedono come unico riferimento le terapie farmacologiche, non sapendo che essa, pur essendo in continuo sviluppo, è comunque limitata da fattori quali il rapido evolvere della malattia e la comparsa di effetti collaterali importanti; per non parlare del costo non indifferente dei farmaci.

Rientrano invece tra gli interventi di tipo non farmacologico, quelli di aggiustamento protesico dell’ambiente domestico all’interno del quale viene assistito il nostro caro. Questi non riguardano solo la ristrutturazione dell’ambiente fisico, bensì sono atti a prolungare le autonomie dei nostri anziani, compensarne i deficit cognitivi e facilitare e supportare noi familiari nei processi assistenziali.

L’idea di fondo del concetto di ambiente protesico è che gli anziani affetti da demenza possano acquisire dall’esterno ciò che non riescono a ottenere dall’interno.

A tal punto è importante chiedersi: qual è l’efficacia di tali interventi “protesici”? La letteratura ci suggerisce come bastino semplici accortezze affinché si possa incrementare il senso di benessere nel malato e nel familiare. Interventi educativi di ambiente protesico, volti a chi assiste il proprio caro, comportano un miglioramento della qualità di vita di tutto il nucleo familiare.

In questo senso, quando parliamo di ambiente protesico ci riferiamo anche al sostegno psicologico da erogare a coloro che si prendono cura del proprio caro: è stato riscontrato come, l’attuazione di interventi psicologici anche a distanza (tramite computer), possano avere innumerevoli vantaggi sulla salute mentale del caregiver. Infatti coloro che hanno beneficiato di tali servizi, riportano una notevole riduzione dei livelli d’ansia e depressione ben 7 volte inferiore, rispetto a coloro che non né hanno usufruito (Livingston et al., 2014).

E il nostro caro? Quali benefici per lui? Tanti studi italiani e internazionali hanno dimostrato come sia evidente, grazie ad interventi di questo tipo, una riduzione in frequenza e/o intensità dei disturbi comportamentali che presenta il nostro caro e, in particolare, di deliri, allucinazioni, agitazione, aggressività, disturbi del sonno e dell’alimentazione; la riduzione dei disturbi comportamentali sembra mantenersi anche negli anni successivi l’intervento (Mogentale et al.,2009;2016).

Alla luce di tutto ciò, non possiamo forse concludere concordando nel fatto che se ci si affida a professionisti competenti, combattere la demenza è possibile.

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