COME EVITARE DI COMPLICARCI LE COSE IMPARANDO A REAGIRE ALLE SITUAZIONI DIFFICILI NEL DELICATO COMPITO DELL’ASSISTENZA

Ogni giorno, ciascuno di noi combatte mille battaglie, spesso nascoste nel silenzio assordante dei nostri pensieri, che si accavallano l’uno sull’altro e tra i quali facciamo fatica a trovare la soluzione, tanto desiderata, ai nostri problemi. E maggiori in numero e in gravità sono questi problemi, maggiori saranno le difficoltà a trovare una via d’uscita e come impantanati in sabbie mobili temiamo che un nostro ulteriore movimento non faccia altro che peggiorare la situazione. E così è in effetti. Ovvero, commettere un errore è qualcosa di molto facile da fare, soprattutto in quelle situazioni in cui non possediamo le risorse mentali necessarie per prendere una decisione o risolvere un problema con lucidità e con razionalità. Per questo, la maggior parte delle volte, situazioni già difficili da affrontare, peggiorano e più delicata è la situazione più imperdonabile l’errore diventa.

Tra le tante situazioni di costante sofferenza che nel corso della vita spesso ci troviamo ad affrontare, c’è quella di diventare caregiver di un familiare non autosufficiente, spesso un anziano affetto da demenza. Si tratta di una realtà tanto frequente quanto difficile da affrontare e non molto spesso oggetto di attenzione da parte di istituzioni e servizi territoriali che si occupano di prevenzione e benessere.

Lo sapevi che… Il termine “caregiver” è di origine anglosassone, indica “colui che si prende cura” e si riferisce a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile.

In un paese sempre più vecchio, segnato dall’aumento di tutta una serie di patologie non mortali ma potenzialmente riconducibili ad una importante disabilità che va gestita giorno dopo giorno, sono tantissime le famiglie che vengono a contatto con la difficile realtà dell’assistenza continuativa. Gli oneri, le continue richieste e problematicità di tale condizione portano sempre più spesso il caregiver ad ammalarsi a causa del continuo stress percepito.

La parola “stress” nasce nel campo dell’ingegneria, a indicare una forza che viene applicata ad un materiale e che, in tal modo, produce in esso una tensione o un cambiamento meccanico. In psicologia viene utilizzato per la prima volta da Cannon nel 1932 come sinonimo di stimolo nocivo che, anche se non immediatamente percepito fisicamente, è psicologicamente dannoso e può comunque avere importanti conseguenze anche sul piano fisico.

Oltre a convivere con costanti pensieri e sentimenti di rabbia, impotenza, stanchezza e senso di colpa, la tensione del caregiver finisce infatti spesso per farlo ammalare, manifestandosi attraverso l’insorgere di problemi gastrici, cardio-vascolari, mal di testa, dolori articolari e tutta una serie di disfunzioni immunitarie e problematiche secondarie che spesso derivano dal non avere tempo e risorse per poter curare se stessi.

Non tutti però sono consapevoli del fatto che è possibile evitare tali complicazioni o, almeno, limitarne i danni. Come? Imparando a riconoscere e a reagire in maniera più funzionale alle situazioni stressanti. Esistono infatti delle precise ed efficaci strategie cognitive e comportamentali che sono in grado di aumentare la nostra capacità di resistere e affrontare le situazioni difficili che continuano inesorabilmente a infrangersi come onde di un mare in tempesta contro la nostra vita. Non si tratta di un percorso facile da affrontare poichè essere in grado di gestire i pensieri e le emozioni ad esse collegate è qualcosa per cui è necessario un supporto.

“Un evento sarà tanto più stressante quanto più l’individuo si percepirà inadeguato e incapace di fronteggiarlo” (Lazarus, 1993).

Parliamo quindi di quelle che vengono definite “strategie di coping”, ovvero le modalità che ciascuno di noi mette in atto per adattarsi ad una situazione stressante. Tutte le strategie di coping sono funzionali? La risposta è no! Infatti il coping, se è funzionale alla situazione può mitigare e ridurre la portata stressogena dell’evento, ma, se è disfunzionale ad essa, può anche amplificarla!

Quando si parla di coping ci si riferisce all’insieme degli sforzi cognitivi e comportamentali attuati per controllare specifiche richieste interne e/o esterne che vengono valutate come eccedenti le risorse della persona (Lazarus, 1991).

Non si tratta di un percorso facile, ma si tratta di un percorso possibile! E anche efficace! Non sarebbe forse il sogno di tutti noi quello di riuscire ad attingere a pieno alle nostre risorse nei momenti in cui siamo chiamati a lottare? Non vorresti anche tu mantenere la lucidità necessaria nell’analizzare un problema, capire ciò che nel concreto ci permetterebbe di risolverlo, individuare le strategie e le soluzioni più efficaci? E ancora, non vorresti anche tu imparare a controllare le tue emozioni e i tuoi pensieri, impedire che essi diventino parte del problema?

Aspettare non è una strategia, e neanche una soluzione. Agisci ora!

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