5 PRIME ED ESSENZIALI REGOLE SULLA MODIFICA DELL’AMBIENTE DOMESTICO PER CHI ASSISTE IN CASA UN FAMILIARE AFFETTO DA DEMENZA

Relazionarsi con il proprio caro affetto da demenza è un compito arduo, complicato e talvolta genera sconforto poiché non sappiamo quale sia il comportamento più giusto da adottare. Quando un malato affetto da demenza perde in progressione le sue abilità, è necessaria la costruzione di una “protesi ambientale” tanto più complessa quanto complessa è la perdita, ovvero, è necessario apportare alla casa delle modifiche atte a sostenere il nostro caro nel suo ambiente, compensando i disturbi comportamentali, le limitazioni funzionali e stimolando le abilità residue.

Non tutti sanno che semplici strategie di aggiustamento dell’ambiente domestico in modalità protesica, suggerite da personale specializzato, possono incrementare il livello di benessere nostro e del nostro caro, con benefici su senso di autoefficacia e sicurezza ma soprattutto, sulla nostra relazione!

Oggi parliamo di 5 prime ed essenziali regole sulla modifica dell’ambiente domestico, da dover conoscere quando assistiamo in casa un familiare affetto da demenza.

  1. FAVORIRE L’ORIENTAMENTO TOPOGRAFICO

Nella demenza, soprattutto quella di tipo Alzheimer, la capacità di orientamento nello spazio è una delle prime abilità a vacillare, inizialmente in spazi poco conosciuti, ma via via sempre di più anche nei luoghi abitualmente frequentati, fino ad avere difficoltà nello spostamento e nel riconoscimento delle stanze della propria casa. L’adeguamento dell’ambiente domestico in modalità protesica, tenendo conto di tali difficoltà, si prefiggerà di rendere la navigazione all’interno della casa il più semplice possibile, ad esempio apponendo etichette o immagini sulla porta delle stanze che abitualmente la persona occupa durante le attività quotidiane o mettendo in risalto i percorsi con l’uso di nastro colorato.

  1. MANTENERE LE ABILITÀ FUNZIONALI RESIDUE

Adeguare l’ambiente significa renderlo più semplice, riducendo in alcuni casi il numero di elementi che ne fanno parte con l’obiettivo di  contenere il più possibile l’eventualità di errori o di confusione, oppure semplificando le attività o il numero di passaggi richiesti per raggiungere un certo obiettivo. Ad esempio nel caso dell’attività del vestirsi anche una persona con difficoltà di riconoscimento o di manipolazione degli oggetti, potrà riuscire nell’operazione qualora i vestiti siano già preparati nell’ordine e nelle condizioni in cui vanno indossati.

  1. FAVORIRE IL MANTENIMENTO DI ELEMENTI DI IDENTITÀ PERSONALE

Con la demenza, assieme alla memoria e alle altre facoltà cognitive, ciò che va perso e che si sgretola inesorabilmente è il senso di identità personale. Assieme ai ricordo di eventi e di esperienze che hanno contribuito a determinare chi siamo, sbiadisce lentamente anche il senso di chi siamo e questo genera comprensibilmente emozioni di tristezza, perdita, vuoto, ma anche di confusione e di angoscia. Per contrastare questa perdita o per lo meno per rallentarla è utile mantenere il più a lungo possibile le abitudini, le preferenze e gli oggetti che accompagnano le persone con demenza. Lasciando degli spazi protetti di autonomia personale all’interno degli ambienti che diano spazio alle capacità di autodeterminazione residui.

  1. FAVORIRE IL CONTROLLO DEI DISTURBI COMPORTAMENTALI

Grazie all’adattamento dell’ambiente in modalità protesica è possibile contenere ed in alcuni casi addirittura prevenire manifestazioni comportamentali problematica come agitazione, aggressività, deliri e allucinazioni. Ad esempio, superfici riflettenti o specchi possono essere a volte causa scatenante di un delirio, poiché il malato, non riconoscendo più la sua immagine riflessa potrà credere e verbalizzare di vedere uno sconosciuto in casa.

  1. GARANTIRE UN AMBIENTE SICURO

Una persona con demenza ha più possibilità di un’altra di mettersi in situazioni di pericolo in diversi ambienti della casa. Sono molte le fonti di potenziale pericolo e derivano sostanzialmente dal fatto che un malato di demenza farà progressivamente sempre più fatica a riconoscere e manipolare gli oggetti e a valutare le conseguenze che derivano da una determinata azione. Ogni stanza o ambiente nasconde le sue insidie: nei corridoi, per le scale e alle finestre vi è il rischio caduta o inciampo; il bagno e la cucina nascono l’insidia dei detergenti e dei prodotti per la pulizia che possono essere ingeriti o ancora il gas che può essere dimenticato acceso. La porta di casa non sorvegliata può diventare una via di fuga.

Proprio in ragione delle mille insidie che in ognuno di questi spazi si può nascondere, ecco perché diventa importante analizzare assieme ad un neuropsicologo specializzato in materia, tutte le soluzioni più efficaci per prevenire i rischi che ogni situazione peculiare porterà con sé.

Perché parlare di un neuropsicologo? I familiari che assistono in casa una persona affetta da demenza si troveranno di fronte alla responsabilità di compiere una scelta: sperare che le cose vadano meglio o agire affinché le cose vadano meglio!

La sola strategia vincente è quella di affidarsi a mani esperte che possano prepararci alla malattia, sugli interventi realmente efficaci nel contrastarne la progressione e sostenere noi caregiver in tutela della nostra stessa salute.

COSA FARE (E COSA NON FARE) QUANDO CI SI PREPARA A RIORGANIZZARE L’AMBIENTE DI VITA DI UNA PERSONA AFFETTA DA DEMENZA

Sempre più spesso si parla di come sia importante, attraverso interventi specializzati di adattamento ambientale, riorganizzare la vita del nostro caro affetto da demenza e che viene accudito in casa.

L’importanza di interventi di questo tipo è dovuta alla reale efficacia di modulazione e/o prevenzione di molti disturbi comportamentali, che interferiscono in maniera importante con la quotidianità della relazione di cura. Per dirla in semplici parole, intervenire sull’ambiente domestico, apportando delle modifiche, aiuta il nostro compito di assistenza… ma solo se sappiamo realmente farlo, ovvero, se nel programmare tale intervento siamo anche a conoscenza di cosa “non fare”.

Innanzi tutto è necessaria una adeguata riorganizzazione degli spazi domestici: l’abitazione deve essere resa il più possibile sicura e organizzata in modo tale da ottimizzare l’autonomia residua dell’anziano. Allo stesso tempo, un secondo punto da ricordare è che l’anziano affetto da demenza soffre di ogni cambiamento di luogo e abitudini. Per evitare inutili stress e traumi, con possibilità di riacutizzare i disturbi comportamentali, quindi, si dovrebbe cercare di lasciarlo il più possibile in un ambiente che gli sia familiare.

Ma allora, come sbrogliare questa matassa? Come capire cosa fare e cosa non fare?

Anche avvalendosi delle migliori terapie disponibili, assicurare un supporto ottimale al malato non è mai facile, perché il progressivo declino cognitivo, con il tempo, determina una condizione di sempre maggiore invalidità.

Come possiamo quindi garantirci intervento migliore e più efficace?

Affidandosi alle mani esperte di chi, del supporto ai familiari e agli anziani affetti da demenza, ha fatto la sua professione.

La responsabilità del futuro della tua famiglia è nelle tue mani: cosa farai?