LE 3 DOMANDE DA FARSI (E CHE SPESSO NON CI FACCIAMO) SUL NOSTRO FUTURO

Prevenire l’imprevedibile quando parliamo di salute e del benessere, in un’ottica legata all’invecchiamento, non è solamente qualcosa di possibile ma è diventata sempre più una necessità. Infatti, secondo il recente rapporto ISTAT “Italia in cifre” (2016), nel 2015 solo il 40,1% della popolazione italiana tra i 65 e i 74 anni gode di buona salute! Non solo: il 75,95% convive con almeno una malattia cronica è un abituale consumatore di farmaci.

La ventennale esperienza del Centro Phoenix, ha permesso di sviluppare negli anni programmi specializzati nel campo dell’invecchiamento, finalizzati non solo a promuovere stili di vita sani ma anche a tenere allenata e lucida la nostra mente al fine di prevenire e ritardare gli effetti dell’invecchiamento, naturali e non!

Questi dati ti spaventano? Bene! Perché forse è il momento di farsi 3 domande:

  1. Che futuro vuoi per te stesso?

Gli anziani di oggi sono anziani con un’aspettativa di vita sempre più lunga e potenzialmente socialmente attivi che diventano, contemporaneamente, anziani più fragili: maggiormente soggetti a malattie croniche, che minano troppo precocemente le loro capacità intellettive e fisiche, sostenute da uno stile di vita non ottimale e inseriti in una società che ha sempre meno tempo e risorse per il sostegno.

  1. Come puoi evitare tutto ciò?

Rivolgendoti ad esperti del settore dell’invecchiamento, che sapranno valutare e programmare interventi volti alla promozione di uno stile di vita più funzionale e del benessere psicofisico, mantenibile anche in età non più giovanissima.

  1. Quando iniziare a fare qualcosa?

Non è mai troppo presto! Vuoi smettere di preoccuparti per tutti questi cambiamenti che si fanno sempre più evidenti con il passare del tempo? Vorresti sapere come fare a tenere in allenamento la tua mente? Vuoi sapere come proteggerti dalle conseguenze dell’inecchiamento?

La responsabilità che abbiamo nel rispondere a queste domande è enorme, non solo nei nostri stessi confronti, ma anche nei confronti dei nostri cari e del futuro che noi, attraverso le scelte di oggi, sceglieremo per loro.

ATTIVITÀ DA SVOLGERE IN CASA: COMBATTERE LA DEMENZA DIVERTENDOSI INSIEME

Se anche tu ti prendi cura di un familiare affetto da demenza e non hai mai sentito parlare di “riabilitazione cognitiva” o di “stimolazione cognitiva”, questo articolo fa sicuramente al caso tuo.

Perché? Perché vuol dire che fino a questo momento non hai percorso la strada più efficace per contrastare il decorso della malattia.

Quindi partiamo male, molto male! Ma non temere, ci siamo noi ad aiutarti!

Prendersi cura del corpo del nostro caro e trattare, attraverso l’uso di farmaci, i disturbi comportamentali che egli presenta è senza dubbio fondamentale ma come la mettiamo con le sue abilità mentali? Ci stiamo prendendo cura di esse? Si, perché più il cervello lavora (ovvero, viene stimolato a mantenersi attivo), meno si deteriora; al contrario, meno viene stimolato, più veloce sarà il decorso della malattia e delle sue abilità residue. E’ importante tenere il nostro caro in allenamento costante e continuo, sia per un mantenimento fisico che mentale.

Negli ultimi anni, infatti, sono stati sviluppati numerosi programmi riabilitativi rivolti ai nostri cari che, oltre a stimolare efficacemente le loro funzioni cognitive, tengono conto di fattori emotivi e psicologici: terapie come la terapia della reminescenza consentono, ed esempio, di migliorare il tono dell’umore dei malati e rivitalizzarne gli interessi, persi a causa del progredire della malattia. Inoltre, la stimolazione cognitiva, associata ad interventi di ambiente protesico, attuati presso il domicilio del paziente e volti alla compensazione dei disturbi cognitivi e comportamentali e delle limitazioni funzionali e promuovendo le abilità residue, consentono di intervenire efficacemente sul paziente nel proprio ambiente domestico.

Lo sapevi che… i trattamenti non farmacologici, tra cui la riabilitazione e la stimolazione cognitiva, si sono rivelati utili anche nel migliorare la qualità di non solo del malato ma anche di chi se ne prende cura (Oazaran et al., 2010)?

A tal punto sorge una domanda: quali attività si possono eseguire in casa con il proprio caro? Le attività sono molteplici e vanno calibrate in base alle abilità del malato che, ovviamente, vanno impoverendosi con il progredire dalla malattia. In questo potrà esserci utile un neuropsicologo esperto nel campo delle demenze che ci aiuterà a creare, parallelamente e imprescindibilmente ad un intervento riabilitativo specialistico, un programma di attività facili e anche piacevoli da poter svolgere in casa con il nostro caro. Attività giocose, oltre ad essere più facilmente gradite ed accettate dai nostri cari, coltivano la nostra relazione e ci avvicinano gli uni agli altri, accettando l’errore e la difficoltà come regola condivisa del gioco.

Attività come il ballo, il canto, il gioco con le carte, la ricostruzione di un puzzle (magari con tessere gradualmente più grandi) , la cura del giardino, disegnare o colorare, cucito, lavoro a maglia o ricamo (per le donne), aiutano a strutturare la giornata, favoriscono la socializzazione e ci aiutano a contrastare la malattia.

Ma quali sono le indicazioni fondamentali da seguire per poter trovare attività da far svolgere in casa ai nostri cari? Ecco di seguito le più importanti:

  1. Cercare di coinvolgerli in più attività quotidiane possibili (es. nel cucinare o nella cura della casa), anche se il suo aiuto non è realmente necessario; tale aspetto è fondamentale anche ad aumentare la partecipazione alla vita familiare e soddisfare il desiderio/bisogno dei nostri cari di contribuire ad essa.
  2. Sfruttare tutte quelle attività da sempre svolte con piacere, mettendo comunque in conto che la malattia potrebbe modificarne l’interesse (non arrendiamoci e cerchiamo di essere flessibili e creativi!).
  3. Enfatizziamo il divertimento e lo stare insieme, non il risultato.
  4. Se non sono più in grado di continuare a svolgere attività abituali, semplifichiamole o sostituiamole con altre più semplici; evitiamo il più possibile di sostituirci al nostro caro, stimolando la loro autonomia e le competenze residue.

Ricordiamo infine di promuovere l’attività fisica: semplici passeggiate all’aria aperta sono perfette per tutelare il tono muscolare, migliorare la mobilità articolare e l’equilibrio, aumentare l’appetito, facilitare il riposo notturno nonché per scaricare la tensione, l’aggressività (che spesso caratterizza chi è affetto da demenza) e migliorare l’orientamento spaziale nell’area circostante la casa; il tutto con ricadute positive nel facilitare alla famiglia la gestione quotidiana dei propri cari.

CURE NON FARMACOLOGICHE NELLA DEMENZA: QUALE EFFICACIA?

Quando si parla di “cure” da erogare ai nostri cari affetti da demenza, si pensa spesso al trattamento farmacologico, ovvero all’utilizzo di farmaci, pensando che esso sia il modo migliore per contrastare la malattia; ciò appare del tutto comprensibile, in una società in cui la medicina ha fatto passi da gigante ed è sempre più alla portata di tutti.

Un bene o un male? Rispondere a questa domanda sarebbe arduo in questa sede ma, di certo, non possiamo negare la tendenza ormai di molti a ricercare in una “pastiglia” una sicura soluzione ad un problema. Parallelamente però appare aumentare sempre più l’interesse per la ricerca di “alternative”, infatti, sempre più spesso sentiamo parlare di terapie non farmacologiche per la cura di molte patologie.

Lo sapevi che… dati forniti da Censis (Centro Studi Investimenti Sociali)  e Aima (associazione Italiana Malattia di Alzheimer) svelano che il numero di malati che accedono a farmaci specifici per l’Alzheimer si è abbassato negli ultimi 10 anni?

Farmacologiche o non farmacologiche che siano le cure, quello di cui si parla poco è la loro efficacia.

Al contrario di quanto avviene per molte condizioni patologiche, quando parliamo di demenze e, in particolare, di Alzheimer, le evidenze scientifiche sull’efficacia delle terapie non farmacologiche sono molte ma spesso poco conosciute. Sono, infatti, tante le famiglie che assistono in casa un familiare affetto da demenza che possiedono come unico riferimento le terapie farmacologiche, non sapendo che essa, pur essendo in continuo sviluppo, è comunque limitata da fattori quali il rapido evolvere della malattia e la comparsa di effetti collaterali importanti; per non parlare del costo non indifferente dei farmaci.

Rientrano invece tra gli interventi di tipo non farmacologico, quelli di aggiustamento protesico dell’ambiente domestico all’interno del quale viene assistito il nostro caro. Questi non riguardano solo la ristrutturazione dell’ambiente fisico, bensì sono atti a prolungare le autonomie dei nostri anziani, compensarne i deficit cognitivi e facilitare e supportare noi familiari nei processi assistenziali.

L’idea di fondo del concetto di ambiente protesico è che gli anziani affetti da demenza possano acquisire dall’esterno ciò che non riescono a ottenere dall’interno.

A tal punto è importante chiedersi: qual è l’efficacia di tali interventi “protesici”? La letteratura ci suggerisce come bastino semplici accortezze affinché si possa incrementare il senso di benessere nel malato e nel familiare. Interventi educativi di ambiente protesico, volti a chi assiste il proprio caro, comportano un miglioramento della qualità di vita di tutto il nucleo familiare.

In questo senso, quando parliamo di ambiente protesico ci riferiamo anche al sostegno psicologico da erogare a coloro che si prendono cura del proprio caro: è stato riscontrato come, l’attuazione di interventi psicologici anche a distanza (tramite computer), possano avere innumerevoli vantaggi sulla salute mentale del caregiver. Infatti coloro che hanno beneficiato di tali servizi, riportano una notevole riduzione dei livelli d’ansia e depressione ben 7 volte inferiore, rispetto a coloro che non né hanno usufruito (Livingston et al., 2014).

E il nostro caro? Quali benefici per lui? Tanti studi italiani e internazionali hanno dimostrato come sia evidente, grazie ad interventi di questo tipo, una riduzione in frequenza e/o intensità dei disturbi comportamentali che presenta il nostro caro e, in particolare, di deliri, allucinazioni, agitazione, aggressività, disturbi del sonno e dell’alimentazione; la riduzione dei disturbi comportamentali sembra mantenersi anche negli anni successivi l’intervento (Mogentale et al.,2009;2016).

Alla luce di tutto ciò, non possiamo forse concludere concordando nel fatto che se ci si affida a professionisti competenti, combattere la demenza è possibile.